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Immaginazione e Potere
nell'era digitale

2018 XIV edizione
CONVERSANO
13_16 settembre

IL TEMA 2018
Immaginazione e Potere nell'era digitale
Per comprendere oggi cosa è diventata la nostra
società è necessario partire dal rapporto tra potere e
immaginazione e dalle conseguenze di una serie di
rivoluzioni che hanno scosso il mondo occidentale
a cominciare dal Sessantotto. Indimenticabile
lo slogan di quegli anni che racchiudeva in due
parole una tensione liberatoria mai più ritrovata:
“l’immaginazione al potere”.
Allora ad essere messo in discussione era il concetto
di autorità. Oggi, invece, a distanza di 50 anni è
venuto meno quello di sovranità, nel momento in cui
la combinazione tra Potere (inteso come capacità
di esercitare un comando) e Politica (luogo eletto
dove prendere le decisioni e indirizzarle) è stata
completamente travolta.
Il primo colpo è stato inferto dalla rivoluzione
socio-culturale partita negli anni Sessanta quando
l’individuo è stato posto al centro della politica.
Poi è venuta la rivoluzione del mercato degli anni
Ottanta che ha delegittimato il ruolo dello Stato
quale attore economico e, a seguire, le rivoluzioni
del 1989 nell’Europa dell’Est coincise con l’avvento
della globalizzazione. Infine, contemporaneamente
ai nuovi studi sulle neuroscienze sono arrivati i
grandi cambiamenti legati alla comunicazione e alla
mobilità, determinati dalle nuove tecnologie e dalla
diffusione di internet.
Come nella saga del Trono di Spade, il Potere è
diventato globale, ha travalicato confini e territori,
andando oltre la sovranità nazionale: finanza,
mercati, banche, media, criminalità, terrorismo,
poteri sempre più senza legittimità e in alcuni casi
dichiaratamente contro. Mentre la Politica, sempre
più si affida alle emozioni e sempre meno alla ragione.
In questo contesto si inserisce l’Immaginazione. La
società in cui viviamo è pervasa dall’onnipresenza
della televisione, di Internet, degli smartphone e
dalla loro capacità di produrre in continuazione

esperienze che vanno oltre il semplice racconto
per farsi appunto narrazione di storie oppure con il
capovolgimento della realtà, con la produzione ad
arte di fakenews e di verità alternative.
Nelle nuove forme del Potere hanno oramai assunto
un ruolo fondamentale gli immaginari.
«Da un grande potere derivano grandi responsabilità»
dice Spiderman, il super-eroe del fumetto, inventato
nell’America degli anni ‘60. Da allora il mondo
degli immaginari sulla Terra è popolato dagli stessi
personaggi, dagli stessi eroi, dagli stessi miti, dal
cinema allo sport, dalla musica al fumetto, dalla
tv a YouTube. Per la prima volta infatti nella storia
dell’umanità, in ogni angolo del pianeta raggiunto
da una connessione, persone appartenenti a culture,
etnie, razze, religioni e ideologie diverse si ritrovano
sempre più omologate e uguali davanti agli schermi.
È il popolo dei selfie senza più confini e limiti. È la
globalizzazione dell’immaginario.
La società dell’informazione ha creato scenari
inediti rispetto alle questioni sociali, politiche,
economiche, culturali. L’avvento del XXI secolo
ha portato con sé nuove sfide, rivoltando
completamente la geografia delle relazioni
internazionali, mettendo in discussione assunti che
si ritenevano, fino a poco tempo fa, immodificabili.
Tutto ciò che accade diventa di colpo fatto sociale
solo in funzione dell’eco e del consenso espresso
attraverso i like che si è in grado di produrre.
Così la mondializzazione dei flussi di persone
e merci, i problemi ambientali, gli accordi
transnazionali di mercato, la pervasività delle
comunicazioni, producono trasformazioni continue
mentre si ampliano sempre più i divari e le
diseguaglianze nel mondo.
Tutto ciò dovrebbe indurci ad un ripensamento
del nostro modo di vivere. A partire dal concetto
di Potere, inteso anche come capacità individuale
di poter operare le scelte migliori attraverso tre
parole-chiave: conoscenza, consapevolezza e
responsabilità. E comprendere quale ruolo affidare
all’immaginazione, alla nostra capacità di guardare
oltre, di ricordare per meglio orientarci, di elaborare
concetti per risolvere problemi, di legare la memoria
al presente, nella necessità di immaginare e costruire
il nostro futuro.

Filippo Giannuzzi
direttore del festival

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