Il futuro del lavoro

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Il piacere di lavorare
5 Dicembre
ore 20:30

Ogni rivoluzione, ogni cambiamento radicale che si incarica di cambiare le nostre abitudini, il nostro modo di lavorare e dunque la nostra vita, coinvolgendo in un tutt’uno genitori e figli, anziani e giovani, produttori e consumatori, genera inevitabilmente ricadute positive e insieme conseguenze negative. È compito degli uomini e quindi delle classi politiche, della cultura ed in generale delle classi dirigenti assumere le prime e mitigare le seconde. La frantumazione dei processi di lavoro può in alcuni casi tradursi in una dinamica dove il lavoro si mangia la vita, con conseguenze a lungo andare insostenibili, perché è insostenibile mettere insieme e reggere gli svantaggi del lavoro autonomo e gli svantaggi del lavoro dipendente, senza giovarsi dei vantaggi né dell’uno, né dell’altro. Dalla “flex-security”, insomma, alla “flex-insecurity”. Serve una presa di coscienza generale, a qualsiasi gruppo sociale si appartenga: ritrovare una coesione e anche un’umanità perdute. È quello che ci vuole dire Ken Loach nel suo ultimo film. E di eccessiva flessibilità si può morire, non solo le persone, ma pure le imprese.

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