Roma negata
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“Era un animalino docile” scrive Indro Montanelli,  pensando alla sua sposa bambina, comprata in Eritrea assieme a un cavallo e a un fucile per 500 lire nel 1936. Un affarone. Poco importa se aveva dodici anni. Il giornalista di punta, l’opinion maker degli italiani Montanelli, armato di pazienza,  nel 1969 spiega ad Enzo Biagi che l’Africa è un’altra cosa, che lì le bambine sono donne, e che lui da bravo gentiluomo l’aveva, ai tempi, regolarmente sposata. Sposata. All’epoca quest’usanza si chiamava “madamato” ed era molto in voga fra i colonizzatori italiani in Africa, un contratto sociale che permetteva a migliaia di uomini adulti di stuprare in santa pace bambine sottili “che pesavano poco più di un bebè”. “Perchè con i negri non si fraternizza”, racconta Montanelli serafico ai microfoni dela televisione, “si possono solo dominare”.

Quella  sua  sicumera, mai ripudiata; è rimasta ancora oggi ben impressa nella nostra cultura. Nessun libro di scuola  racconta i fatti delle colonie italiane, degli aerei che sganciarono bombe al gas, dei villaggi bruciati. Il passato viene rimosso con i suoi orrori, le sue sopraffazioni.

E ci piace presentarci al mondo come pasticcioni, un po’ figli di buona donna, forse, ma capaci sempre di amare e di rispettare gli altri. Non è così; non lo era allora, non lo è oggi, nella nostra riflessione del presente che non tiene per nulla in conto il passato. Igiaba Scego, scrittrice italiana sensibilissima , cresciiuta a Roma, di origine somale,  a differenza di noi cresciuti nell’ignoranza della storia, e mi permetto di generalizzare, ha scelto, assieme al fotografo Rino Bianchi, la maniera più dolce possibile per farci riflettere sul nostro passato coloniale e sul presente che ci ostiniamo a non vedere. Con un libro “Roma negata”.  Senza astio, nè aggressività ci prende per mano e in punta di piedi ci conduce lungo le strade di Roma, in luoghi a noi consueti per  raccontarci eventi spiazzanti, sofferenze, contraddizioni, battaglie e morti.

A cominciare da Piazza dei Cinquecento dedicata ai 500 colonizzatori morti alla fine dell’Ottocento che in realtà erano 400, in seguito ad un’insurrezione eritrea, o dentro la FAO, luogo di pace e apertura per eccellenza che paradossalmente durante l’epoca fascista ospitava il ministero dell’Africa orientale. A piazza di Porta Capena dove sorgeva la stele di Axum, trafugata  e restituita dall’Italia all’Etiopia solo nel 2008 e non nel 1947 come pattuito in seguito ai trattati di pace.  Oggi al suo posto  c’è un monumento dedicato alle vittime delle Twin Tower, un’ottima iniziativa. Ma la domanda sorge spontanea: perchè un vuoto raggelante accompagna i morti per mano italiana, le migliia di  somali, etiopi,  eritrei che hanno perso la vita per queste allegre colonie. Ci sono morti di serie A e di serie B?

Marina Collaci

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