Rivoluzione 4.0
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Che buffo.  Siamo ad un passo dalla rivoluzione agognata da Carlo Marx  e ci sentiamo sopraffatti. Perdiamo posti di lavoro usuranti e ne siamo afflitti al posto che gioirne.

Niente più lavoro in fabbrica, niente più miniere che sporcano i polmoni e ci tolgono l’aria, la luce il sole. Ma macchine intelligenti che si fanno carico della fatica che ha rovinato la vita all’uomo nei secoli dei secoli.

Oggi Il comunismo, quel vecchio spettro che si aggirava per l’Europa, potrebbe  trasformarsi nella soluzione più radiosa e razionale che possiamo immaginare, e al di là delle ideologie, regalare condivisione e ricchezza per tutti. Lo dimostrano tante piccole cose che sembrano banali, ma aprono scenari insperati. Penso al Sardex, la moneta virtuale. O per meglio dire il ritorno al baratto che ha preso piede e spopola in Sardegna. Sembra anacronistico oggi il baratto. E invece in una società di computer non lo è affatto. Se le persone e le ditte che lo applicano sono interconnesse e sono migliaia e migliaia, io posso scambiare i miei prodotti con qualsiasi cosa mi serva, basta scegliere.

E così, libere dai problemi legati al denaro, dalla mancanza di liquidità, dai crediti non concessi delle banche,  da strozzini e ricatti, da interessi che salgono e scendono, le aziende sarde (più di 3500) stanno rimettendo in moto l’economia, chiudendo affari che non avrebbero concluso. Il fenomeno sta prendendo piede in 12 regioni d’Italia, per esempio nel Lazio dove la moneta Tibex virtuale già ha creato una piccola rete di ditte che fanno squadra e si danno appuntamento al ristorante una volta ogni tanto, senza pagare il conto naturalmente, poichè il ristoratore in cambio dei pranzi riceve stock di tovaglie. Penso agli indigeni Guaranì che vivono nudi nella foresta dell’Amazzonia, ma hanno il telefonino con se che gli permette di intercettare e stanare fazendeiros male intenzionati.  Penso alle case mobili che si possono smontare e rimontare. E mi viene in mente che il progresso potrebbe riportarci all’Eden, ad una vita nomade, in un mondo verde dove ci si esprime con  tatuaggi e faccine. Ok è un sogno. Perchè al momento la rivoluzione non si presenta come una liberazione dal lavoro ma come una privazione del lavoro. Che è cosa ben diversa e drammatica. L’interconnessione come un grande fratello che ci controlla tutti. Per sbrogliare la matassa voglio seguire il percorso proposto da Lectorinfabula che comincia con l’analisi del professor  Wolfgang Schroder e della sociologa Chiara Saraceno, sulle trasformazioni del lavoro oggi e le ricadute sulla società; su come i sindacati possano  diventare i protagonisti, ascoltare la chiamata, capire che nelle loro mani è la bacchetta che trasforma tutto il negativo che oggi ci appare in forma di precariato, di nuove forme di schiavismo, di accentramento di potere; seguire Colin Crouch e la sua critica ad Amazon, Facebook e Google con la loro girandola di illusioni, per approdare alla discussione di Marica di Pierri, Monica Lanfranco e Olav Unsgaard sui movimenti che fra il 1999 e il 2001 cercarono di mettere in pratica l’utopia.

Marina Collaci

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