LE PAROLE, I FATTI, LA CRONACA. RIASSUNTO DI UNA IMMAGINE
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Senza riferimenti grafici saremmo persi. Se non avessimo un’immagine perderemmo anche la parola poiché non riusciamo a spiegarci senza l’ausilio di una fotografia o di un disegno: l’incompletezza di una notizia non è più dettata dalla qualità del materiale trattato, ma dall’assenza di un qualsiasi supporto visivo che possa rendere l’idea del tema.

Sono alcuni dei concetti espressi nel corso dell’appuntamento che ha visto protagonisti il vignettista Marco de Angelis e il giornalista Gianvito Rutigliano, due personalità che riescono a provocare e stuzzicare il cervello attraverso due mezzi diversi: vignetta e parola. A moderare il dibattito è stato Thierry Vissol, direttore del centro Librexpression della Fondazione Di Vagno.

“Le vignette – ha sostenuto de Angelis – sono veri e propri fatti di cronaca che, contrariamente a quanto si possa pensare, lasciano spazio a poche interpretazioni. Si limitano a narrare con immediatezza e umorismo il mondo di oggi: il risultato è un’opera satirica che, a differenza del solo umorismo, non possiede un linguaggio ludico ma distruttivo. Un filo spinato che compone la sagoma del volto di Trump, che circonda una Statua della Libertà dal volto disperato lascia spazio a numerose riflessioni e comunica cinismo e crudeltà. La figura del vignettista è alimentata da immaginazione, cultura e creatività e smuove l’opinione pubblica con la sua realtà irremovibile e cruenta; basti pensare alle icone religiose ‘ridicolizzate’ da Charlie Hebdo e simili. Si parla di mancanza di rispetto o di un semplice invito all’indignazione e alla riflessione?”.

“La qualità e l’onestà di una vignetta, così come di un’immagine in generale, sono fondamentali – afferma Gianvito Rutigliano – Raccontare la verità è il compito chiave nel settore giornalistico, ma la manipolazione tramite ‘fake news’ è all’ordine del giorno. Influenzare la società con le consuete fotografie abbinate, giocare sull’impatto visivo, sulla memoria fotografica a scapito della verità e della qualità rende l’informazione digitale poco attendibile e ne abbassa il livello. La società necessita inevitabilmente di un riferimento valido e veritiero, specialmente in un contesto storico in cui credere in noi stessi è difficile e credere in qualcosa è impossibile”.

Sara Sulas

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