LA FILOSOFIA SPIEGATA CON LE SERIE TV DOVE CONVIVONO IL MONDO CLASSICO E L’OGGI
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Provare a guardare un’intera stagione di una serie TV in sei ore, sembrerebbe sicuramente più piacevole che studiare nello stesso lasso di tempo un’antologia di filosofia.

Se poi potessimo entrare nella mente di un diciassettenne, probabilmente questa ‘cavillosa’ e complessa materia sarebbe agli ultimi posti in una fantomatica classifica di gradimento. Ma che nesso si può mai trovare tra queste due ‘discipline’? Tra serie TV e filosofia?

Lo ha spiegato, in uno degli appuntamenti di Lectorinfabula, il docente di filosofia e pop-filosofia Tommaso Ariemma intervistato dalla giornalista Anna Puricella.

E’ incredibile realizzare quante serie televisive si ispirano ai pilastri della filosofia antica, ed è incredibile realizzare come si possa trovare – in un dialogo apparentemente spicciolo – uno spunto di conversazione e di dibattito quale esercizio per la mente e per la cultura generale e personale.

Questo metodo d’insegnamento, che sposa tradizione e innovazione, riesce a trasmettere alle nuove generazioni l’amore per il sapere (un concetto essenzialmente astratto), attraverso le immagini fin troppo esaustive del piccolo schermo e delle piattaforme digitali.

Durante il dibattito sono stati analizzati i vari impatti mediatici delle trame e dei personaggi delle serie tv più influenti degli ultimi anni. Partendo dai benefici e dalle controindicazioni di una ‘tecnologia-farmaco’, Ariemma ha dimostrato quanti parallelismi si possano incontrare tra un mondo classico di supposizioni e pensieri ed una ‘frenetica’ visione d’impatto. Ed è proprio il nostro modo di vedere che è profondamente cambiato col tempo. Quella che conosciamo come “educazione alla visione” di nietzschiana memoria, è un tema che Ariemma prende in grande considerazione: la frenesia, il bisogno di immediatezza e il totale affidamento agli smartphone che hanno stravolto le esigenze e le abitudini umane. Anche per questa ragione l’apprendimento ha bisogno di nuove modalità e sfaccettature.

L’isola deserta di Lost o le straordinarie qualità degli strumenti ‘oltreumani’ di Black Mirror si rivelano elementi talmente accattivanti da creare dipendenza: l’angoscia del ‘cosa accadrà nel prossimo episodio’ diventa un argomento di conversazione passivo, ma trovare chiari riferimenti all’ontologia parmenidea in un episodio di True Detective non è un elemento comune o quotidiano di dialogo, seppur possieda tutte le potenzialità per esserlo. Del resto, il compito del filosofo si traduce nell’elaborazione ed attualizzazione di un pensiero primordiale al fine di renderlo accessibile e appassionante per tutti.

Il dibattito ha suggerito numerosissimi spunti per riflettere su gesti, parole e impressioni quotidiane di cui spesso non ci si rende conto: il potere dell’immaginazione che sembra essere sminuito dalla chiarezza dell’immagine viene invece enfatizzato dal dialogo, interpretato dal metodo di Ariemma come un assist ideale per approfondire una nuova forma di conversazione, confronto e cultura, non solo nelle scuole. Il logos socratico prende nuove forme e si proietta su grandi e piccoli schermi (e lavagne multimediali e non).

Sara Sulas

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