EDUCARE METTENDOSI IN DISCUSSIONE PER MIGLIORARE CHI STIAMO EDUCANDO
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La vita di ognuno è costellata di speranze, delusioni, aspettative e dubbi. Lo si scopre solamente crescendo, anche se crescere non è sinonimo di maturare, così come “crescere qualcuno” non significa educare.

Una sala conferenze particolarmente affollata, ha ospitato l’incontro con il pedagogista Lorenzo Braina, una personalità unica nel suo campo, intervistato da Piero D’Argento sul libro “Dato al mondo”.

Braina parla della sua opera come fosse un punto di svolta, si confida con il pubblico quasi fosse nel corso di una consulenza: non vuole insegnare nulla, dal suo linguaggio traspare amore per il proprio lavoro, la maturazione raggiunta dopo un grande cambiamento avvenuto nel corso degli anni e dimostrato al pubblico con quest’ultimo volume.

Braina si racconta e narra aneddoti sulla sua infanzia. Ed è stato proprio partendo dal suo contesto familiare che Braina ha sviluppato il suo concetto di educazione: ci si aspetta sempre il meglio dalla persona che si educa e si è sempre convinti di darle il meglio, ma se si educa è necessario mettersi in discussione, faticare per diventare persone migliori nel tentativo di rendere migliore qualcun altro.

Braina parla di spazi e valori, i pilastri più solidi di un’educazione genitoriale: il potere di un educatore non è un’occasione per dimostrare autorità immotivata, ma per stabilire i giusti limiti (educare è formare, e non si può formare senza porre un limite). Una giusta educazione non si basa su un codice inciso su pietra, né su briciole destinate ad essere spazzate via dalle minime intemperie, bensì su legno, un materiale vivo, ma solido.

“Dato al mondo” racchiude le tante domande a cui quotidianamente, con gesti e parole, si risponde; è una guida all’educazione, ma anche un’opportunità di confronto e di conforto. I dubbi adolescenziali entrano in collisione con quelli genitoriali, ed è a questo punto che tutto sembra perduto ed inutile. Se gettare la spugna è stato un pensiero frequente, il libro di Braina offre tante riposte e tanti spunti per tornare a credere nelle proprie capacità di educatori.

Educare è un mestiere che stanca, ma che ripaga: non conosce età, sesso, né alcun altro limite; come il legno, l’educazione – rimanendo solida – “si adatta in base al clima, alle situazione e all’età dei figli che si crescono”.

Sara Sulas

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